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lunedì 18 luglio 2016

La Jetée

For cinéphiles all around the world, the movie La Jetée by Chris Marker is a mythical one. 
Defined as photo-roman, since it is made by a very quick sequence of images, this short film (no longer than 28 minutes), has a special place in Nouvelle Vague fans’ hearts.
Why? Well, maybe because in such short time Marker is able to create a world apart, a black & white place where the future and the present has a strange, enigmatic, fascinating connection. 

If you’ve never seen it, I suggest you to do it as soon as you can. 
Many cinéphiles, though, when they think about La Jetée, have something else in mind.
It was 1974 when Tomoyo Kawai, a Japanese woman in love with French cinema, opened in Tokyo, in a Shinjuku area called Golden Gai, a little, a super tiny bar called La Jetée.
The place, I am talking about few square meters, became mythical very quickly.
Tomoyo-san, who lived in Paris and speaks a perfect French, was able to attract all the French cinema lovers passing through Tokyo, as well as many important film-makers (including Chris Marker himself).

Golden Gai - Shinjuku, Tokyo
Both Marker and Tomoyo-san are visible in a short sequence of Tokyo Ga by Wim Wenders, the love declaration (in the form of a documentary) to Tokyo and Ozu cinema that the German director filmed in 1985.
Wenders is an aficionado of this bar, as well as Francis Ford Coppola and his daughter Sofia, Quentin Tarantino and Juliette Binoche, among others. If you love French cinema and Tokyo, La Jetée is simply a must.
Some of Tomoyo’s clients even have their own, personalized bottle of whisky, which will be kept intact until their next visit. Isn’t that lovely?

I wanted to see this place so much, and I was finally able to have a gin and tonic there last April, during my stay in Tokyo. I was astonished by the smallness of the bar (that you can reach through a super tiny flight of stairs): just one table, a little counter and a mini toilet.
I couldn’t believe it! It was actually a place at my scale:
Zazie at La Jetéé - Tokyo, April 2016 (photo by Giorgio Amitrano)
Tomoyo-san is a very quiet and lovely lady who treats her clients in the sweetest way.
The walls are full of cinema pictures and cinema posters; not a single space is left and there are so many things to look at!

Useless to say, this bar immediately became my favourite one in Tokyo, and most probably in the whole world.
When I was about to go away, on the wall just above the door, I saw the poster of a retrospective of François Truffaut movies celebrating the 30th anniversary of his death:

It was the icing on the cake.
This is THE PERFECT PLACE, I swear.
If you are in Tokyo and you don’t go there, don’t even bother the journey.



A special thanks to Giorgio Amitrano, who brought me to La Jetée!

domenica 4 ottobre 2009

C'est la Rentrée! - 2° Film


Allora, inizio subito con l'ammettere la colpa: NON sono una grande fan di Quentin TarantinoNON penso che Pulp Fiction sia il più bel film degli ultimi 15 anni, NON mi sta neanche particolarmente simpatico lui.
Ecco, così almeno le cose sono chiare. Ho visto però tutti i suoi film importanti, tranne Reservoir Dogs (non ce l'ho fatta, troppo violento per i miei gusti).
Fatta questa premessa, posso passare agli aspetti positivi della vicenda: Tarantino è un ottimo regista, basta anche una sola scena, quasi una qualsiasi, per capire che ha mangiato pane e cinema da quando era bambino, i suoi film sono sempre intelligenti e divertenti, e per me ha partorito un vero gioiello, che è Jackie Brown
 Il suo ultimo film, Inglourious Basterds, è un concentrato degli aspetti positivi e negativi del suo cinema. Ma veniamo alla trama. Nella Parigi occupata dalle truppe di Hitler, un gruppo di soldati ebrei-americani, The Basterds, sta diventando famoso con un particolare modus operandi: uccidere e fare lo scalpo a tutti i nazisti che cadono nelle loro imboscate. Quando si presenta l'occasione di preparare un attentato alle più alte cariche del Terzo Reich di passaggio nella capitale francese (per l'anteprima di un film su un cecchino tedesco che ha ucciso più di 300 uomini da solo), i Basterds si alleano agli inglesi e cercano di portare a termine la loro più importante missione. Nel farlo, incrociano il destino di una ragazza ebrea, Shosanna Dreyfus, la cui famiglia è stata sterminata dal colonnello tedesco Hans Landa. Shosanna è la proprietaria del cinema in cui i nazisti assisteranno alla proiezione del film, ma quello che i Basterds non sanno è che anche lei sta cercando di portare a termine la sua personale vendetta.
Negli anni, ho imparato a capire quali sono i film che io considero veramente grandi, dal numero di ore in cui mi rimangono in testa. Più tempo passa, meglio è. Ci sono film a cui ho continuato a pensare dopo giorni, settimane, persino anni. Immagini che si ripresentano costanti, stralci di dialogo, una luce particolare, un'atmosfera unica. Tutto questo è molto personale, ovvio. Molti di questi film non sono nemmeno considerati rilevanti nella storia del cinema, altri sì, ma a questo criterio ci sono affezionata.
Ecco, gli ultimi film di Tarantino mi sono rimasti in testa giusto un paio d'ore. Mi divertono, mentre li guardo, non mi annoio, anzi, tutt'altro, però una volta finiti, PUF!, spariti. 
Spesso sono ammirata di fronte alla maestria di Tarantino nel girare. Qui ci sono due piccoli capolavori: la sequenza iniziale, l'uccisione della famiglia Dreyfus da parte di Landa, e una lunga, estenuante scena di dialogo tra ufficiali tedeschi all'interno della sala di un ristorante più o meno a metà film. La tensione sale a poco a poco, Tarantino la spinge sino al parossismo, quando nessuno ce la fa più, né i protagonisti né gli spettatori, e infine lascia che l'inevitabile accada, in un'esplosione visiva ed emotiva. La violenza è proprio uno degli aspetti del cinema di Tarantino per me più difficili da digerire. 
Ho sempre letto nelle critiche ai suoi film che l'elemento ironico applicato alla violenza è quello rende interessanti tutti i suoi morti ammazzati. Che lo salva dalla trappola della violenza fine a se stessa, dal farne l'apologia. Sarà, ma a me questa cosa non ha mai convinto. E quando sento il pubblico sganasciarsi dalle risate di fronte a cervelli spappolati sui finestrini delle macchine o ad una testa fatta saltare con una mazza da baseball, a me viene un po' paura.
L'altro grande difetto di Tarantino è che è bravo, lo sa, e ce lo vuole dimostrare, a tutti i costi. Insomma, l'understatement non è proprio il suo forte. Basta aver letto un paio di interviste con lui per averne conferma, ancora peggio quando lo si sente parlare. Tarantino gigioneggia, lo adora, non riesce proprio a farne a meno.
Peccato, perché quando smette di fare il primo della classe, quando si lascia prendere la mano più dalla storia, e meno dai mezzi a sua disposizione per épater le bourgeois, è capace di grandi cose. Jackie Brown, ad esempio, contiene tutti gli elementi di un film di Tarantino, è solo più sobrio, meno squillato. Ed è grandioso.
Una parola sugli attori. 
Su Brad Pitt ho veramente poco da dire. Penso che sia l'attore meno dotato della sua generazione, la sua mancanza assoluta di talento e di carisma è imbarazzante. E' arrivato dove è arrivato solo perché ha un bel fisico e una bella faccia. Punto. L'unica parte che gli è riuscita benissimo è quella dell'idiota in Burn after reading dei fratelli Cohen (fatevi la domanda e datevi la risposta). L'attore austriaco Christoph Waltz, invece, merita tutt'altro discorso. Mai visto prima (pare abbia fatto molto teatro e molta TV dalle parti sue prima che Tarantino lo prendesse per il film), ma di talento questo signore ne ha da vendere. Perfetto nella sua ambiguità: un attimo prima è un gentleman comprensivo e un attimo dopo un feroce assassino, istrionico nel passare con estrema disinvoltura e assoluta padronanza dal tedesco all'inglese al francese all'italiano (Brad, già che ce l'hai nello stesso film impara qualcosa). 
Epperò, lo devo ammettere, anche lui rimane un po' vittima del gioco di Tarantino. Ovvero: anche lui gigioneggia. Questa parte gli piace e si vede. Questa parte gli farà vincere un premio e lo sa (e infatti ha ricevuto il premio come miglior attore all'ultimo Festival di Cannes). Per un bravo attore un film del genere è un invito a nozze. E allora, o fai parte di una categoria superiore, non-umana, come Daniel Day Lewis, e elevi il tuo ruolo a qualcosa che rasenta il sublime-quasi-folle, oppure diventi subito il grande attore che sa di essere un grande e non perde occasione di dimostrartelo. Diamo a Waltz il beneficio del dubbio e aspettiamo il suo prossimo film per giudicare. 
Nel ruolo di Shosanna, infine, troviamo l'attrice francese del momento, Mélanie Laurent. Diventata famosa con un bellissimo film, Je vais bien ne t'en fais pas di Philippe Lioret (non credo sia mai arrivato in Italia), è affascinante, brava, misteriosa, e piuttosto accorta nella scelta dei film, fino ad ora. Speriamo che continui così. 
Ah, domanda agli amici italiani in ascolto: di grazia, mi spiegate come hanno reso nella famosa versione doppiata dall'amendola di turno il fatto che Brad Pitt e altri due inglorious basterds si spaccino per degli italiani quando vanno al cinema in mezzo a tutti quei nazisti? Parlano spagnolo? O qualche altro bizzarro idioma? Vi prego, fatemi sognare!
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