lunedì 30 dicembre 2013

Philomena

E quando l'anno è finito e una pensa di aver già visto tutti i film belli che c'erano da vedere, ecco che spunta la sorpresa, la pellicola che lascia il segno, la storia che conquista: Philomena di Stephen Frears.
In vacanza in Italia, devo ringraziare per la visione del film in lingua originale il Cinema Apollo di Milano che, molto saggiamente, ha deciso di proiettare (e spero continuerà a farlo) alcuni film nella loro lingua madre. Ho purtroppo assistito, mentre ero alla cassa, a scene di gente che SE NE ANDAVA perché scopriva che il film era in inglese... Ecco, poi un giorno scriverò un lungo post in cui esprimerò tutto il mio malcontento nei confronti delle persone che rifiutano di vedere i film in lingua originale con la scusa ridicola che non riescono a leggere il sottotitolo e a godersi le immagini... ma oggi soprassederò (e comunque, Povera Italia! Altro che paese europeo...).
Stephen Frears, il regista di Philomena
Tanto vale ammetterlo subito: a me Stephen Frears piace un sacco. Inglesaccio di Leicester, classe 1941, è un uomo famoso per il suo parlare chiaro, la sua ironia e una certa vena dissacratoria. Uno di quei registi a cui mi sono affezionata da giovanissima e che non ho mollato più (nel 1983 ho visto una cosa sua stupenda: Loving Walter, un film per la TV con Ian McKellen, che è uno dei miei più forti ricordi cinematografici).  Tendenzialmente, a Frears perdono tutto, anche alcuni film veramente brutti che ha fatto nella sua carriera (specie negli Stati Uniti, come se la lontananza dal Regno Unito gli facesse male). Ma, di sicuro, Frears non ha bisogno di farsi perdonare questa sua ultima prova, che ho trovato assolutamente perfetta.
Philomena (Judi Dench) e Martin (Steve Coogan)
Philomena è ispirato ad un libro scritto dal giornalista inglese Martin Sixsmith: The Lost Child of Philomena Lee (Il bambino perduto di Philomena Lee), in cui viene raccontata la storia vera (!) della signora Lee. Rimasta incinta giovanissima nell'Irlanda super cattolica degli anni '50, viene spedita dal padre, che la ripudia, in un convento di suore, dove Philomena dà alla luce un bambino, Anthony. Quando il bimbo ha pochi anni, secondo una prassi in uso all'epoca nei conventi irlandesi, viene dato in adozione ad una coppia di facoltosi americani. Dopo averlo cercato invano per moltissimi anni, la donna, che nel frattempo si è fatta una famiglia, decide un giorno di raccontare quanto le è accaduto alla figlia. Per una serie di circostanze, un ex-giornalista della BBC, Martin Sixsmith, si interessa alla storia di Philomena, ed insieme a lei inizierà la ricerca di questo figlio perduto attraverso l'Irlanda e gli Stati Uniti, un vero e proprio viaggio di scoperta dai risvolti emotivi del tutto inaspettati.
Non so a voi, ma a me sembrano sempre più rari quei film dalla struttura narrativa semplice, confezionati in maniera piuttosto classica, che ti regalano un paio d'ore di cinema bellissimo e sincero. Philomena, certamente, non è un film di rottura, di invenzioni registiche indimenticabili, di sconvolgimenti intellettuali, ma è un signor film dalla F maiuscola, con una sceneggiatura solida ed armoniosa (scritta per altro dall'attore principale del film, Steve Coogan, insieme a Jeff Pope), dialoghi intelligenti, pieni di ironia, mai sdolcinati o ammiccanti, attori che manco ve lo sto a dire (che della bravura eccezionale di Judi Dench cosa si potrebbe scrivere che già non sia stato scritto?) e una regia talmente discreta e al servizio della storia che è una gioia starla a guardare. 
Philomena Lee (Judi Dench)
Detto questo, Philomena nasconde una forza deflagrante che cresce con il procedere della storia e con le scoperte che questa donna semplice e un po' ignorante ma dalla dignità rara (sullo schermo e nella vita reale) è costretta a fare. Mai banale, mai ricattatorio, il film riesce a dire magnificamente quello che ha da dire, con un'intensità di sentimenti - veri, forti, non quelli incolori che spesso abbondano in certi filmetti - a cui è difficile resistere. La figura di merda che riesce a far fare alla Chiesa Cattolica Irlandese è esemplare: ragazzine rimaste incinta per pura ignoranza sessuale costrette a partorire tra atroci dolori e a lavorare sette giorni su sette per espiare le loro "colpe", bambini strappati alle loro madri e venduti al miglior offerente, suore stronze che nemmeno a 50 anni di distanza riescono ad ammettere la loro cattiveria e ancora pensano di poter giudicare gli altri e di guardare il resto del mondo dall'alto della loro (presunta) superiorità morale. Ma, per fortuna, niente e nessuno può intaccare la figura di questa donna che ha lottato tutta la vita per ritrovare una parte così fondamentale di lei stessa. 
L'irresistibile Philomena ci fa capire che, se la giustizia divina davvero esiste, all'inferno - di sicuro - non ci marcirà lei. Evviva!

6 commenti:

  1. concordo su tutta la linea, e prima o poi scriveremo il nostro manifesto contro il doppiaggio, come progettato da tempo (una ririconferma recente dell'analisi comparativa: la scena del pingo pong in Match Point di Woody Allen, da guardare in v.o. e poi doppiata in italiano, soprattutto la voce di Scarlett). Buon anno Zazie!

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    1. Buon Anno, Capo!
      Si, il famoso manifesto contro il doppiaggio lo dovremmo proprio scrivere prima o poi... bella l'idea del ping-pong "verbale"!

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  2. Interpretazione magistrale di Judi Dench per un film drammatico bellissimo

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  3. Non ho ancora avuto modo di guardare questo film, ma é uno dei pochi casi in cui vado certa di trovare buon cinema. Il nome di questa grande attrice é certezza di qualità.

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    1. Hai proprio ragione! Un abbraccio cara Manuela!

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