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domenica 18 novembre 2012

M E T R O F A L L


James Bond can fall from the sky? What a novice! Your cinema blogger can do so much better: she can fall from the stairs of an underground station. Without using a double, of course. 
Pity I wasn’t playing in any movie…
This is in fact what happened to me last Monday morning, on my way to work (where else I could fall, since my name comes from Zazie dans le metro?). It was pretty bad, but here I am, writing about it, so I guess it could be much worse. I didn’t break anything (miraculously enough!) but I ended up on the right side of my head and I must confess it isn’t the best place to have a haematoma that apparently will go away in about 3 (!) weeks.
I know, this episode has nothing to do with cinema, but I was struck once again by the fact that, even in the weirdest and most unpleasant moments of my life, I keep thinking about movies. 

The evidences: 
In France, when a bad accident happens, they call the firemen to bring people to the hospital. I wasn’t an exception. So, after few minutes that I was sitting miserably on the stairs of Abbesses subway station with my face covered in blood, I had a vision: four young and stunningly gorgeous firemen were there to rescue me. Two (very) misplaced thoughts immediately crossed my mind. The first: how can I possibly be so unlucky to meet such wonderful guys while I am at my worst physical conditions? The second: this reminds me of Fahrenheit 451(how, in a moment like that, I could have thought of a movie by Truffaut is the indisputable proof of my eternal love to him).
When I arrived at the hospital, the scenario was completely different. 
Everybody knows: hospitals are not funny places. I wished to find myself in the Chicago-style atmosphere of Emergency Room, but reality was different. French hospitals in a cold November morning can look a bit gloomy. The atmosphere of Lariboisière actually reminds me of the movie Polisse by Maïwenne. A great film about a police team taking care of abused child. Very often in the movie they take these children to hospitals and this is what I was thinking about while I was waiting to be visited by the doctor:
Once they told me nothing was broken, I felt reassured, but then they decided to have a scan of the right side of my head, just to be sure everything was fine. While I was waiting in the corridor for the scan, I had a weird feeling. Every single person who bumped into me looked terrified. It was for the state of my right eye, of course (at that stage its size was the double of what it should normally be), but I perceived another unpleasant feeling. I realized I looked like a woman who had been beaten by her husband. Explain to other people while you are in an awful corridor of an emergency room that you don’t even have a husband at home that could do that to you! Inevitably enough, I was in no-matter-which of the many Ken Loach movies about miserable and abused people. Thanks very much, Ken!
In the afternoon of that same day, I posted something on Facebook to advise my friends about my accident. Since I couldn’t possibly show a picture of myself, I decided to use one from the movie Elephant Man by David Lynch. Sadly enough, I was thinking about John Hurt in that movie while I was watching myself in the mirror for the first two days after the "event":
In the following days, though, my cinematic reference became Robert De Niro in Raging Bull by Martin Scorsese. I could have been called Zazie La Motta:
Now, unfortunately, the only film character I remind of is Jim Carrey in The Mask (maybe more yellow than green, but still...):
But don't worry, dear readers, I am already dreaming again the same dream I had all my life, that one day soon I will wake up and find myself in the mirror looking like her...
... with just a little scar under my right eyebrow!

venerdì 9 marzo 2012

Sono nate due stelle!


Matthias Schoenaerts in Bullhead
Elizabeth Olsen in Martha Marcy May Marlene
Quando (poche settimane fa) ho attribuito gli Zazie D'Or, ero molto spiaciuta di non aver assegnato il premio alla Migliore Opera Prima. Ne avevo viste poche, nel 2011, e quelle poche non mi avevano entusiasmato. Nel 2012, apparentemente, non avrò problemi di questo tipo. Nel giro di pochi giorni, ho visti due film che sono altrettanti ottimi candidati. 
Si tratta del film belga Bullhead, di Michael R. Roskam, e di Martha Marcy May Marlene dell'americano Sean Durkin. Non solo questi giovani registi hanno dimostrato, alla loro prima prova nel lungometraggio, di avere padronanza del mezzo, idee di regia particolarmente fluide e al tempo stesso precise, una storia molto originale da raccontare, una solida sceneggiatura (forse un po' troppo "pesante" nel caso di Bullhead), ma hanno anche il merito di aver scoperto due attori bravissimi. Che viene davvero voglia di seguire da vicino.
 Matthias Schoenaerts è un attore belga (classe 1977) con già una discreta carriera alla spalle in patria, ed è il protagonista assoluto di Bullhead. Il film, cupissimo, ambientato in una zona rurale, piovosa e triste, ha per tema (giuro, non pensavo che esistesse niente del genere) il traffico di ormoni illegali per bestiame che, a quanto pare, infesta il Belgio fiammingo e francese. Jacky, il protagonista, è un ragazzo dal fisico possente ma dal carattere riservato e ai limiti dell'autismo. Gestisce con il fratello un allevamento di mucche e si trova coinvolto in un giro loschissimo (con tanto di giornalista morto ammazzato) di traffici illeciti e mafiosi dall'aria truce. Ma queste vicende non sono che il semplice contorno a quello che è il nocciolo del film, che è proprio Jacky, quest'uomo che sembra nascondere qualcosa di molto, molto inquietante. Perché, ad esempio, si inietta gli stessi ormoni riservati alle bestie? Perché non riesce a comunicare, ad avere rapporti normali con le persone? Il film svela a poco a poco le ragioni di questo disagio, ed è subito disperazione senza possibilità di riscatto. 
La performance di Matthias Schoenaerts è da urlo. L'attore ha messo su 27 kg di soli muscoli (Raging Bull di Scorsese vi dice qualcosa?), trasformando il suo corpo in una specie di uomo/toro impressionante da vedere e da capire. Il contrasto tra questo corpo possente e l'animo devastato e fragilissimo di Jacky, è una piccola magia. Con questo sguardo malato,  questi scoppi improvvisi di rabbia, questo dolore debordante, Schoenaerts dimostra di essere un attore di categoria superiore. Non stupisce, pertanto, che il regista francese Jacques Audiard lo abbia scelto come protagonista del suo prossimo film. Non so voi, ma io mi vedo già in fila fuori dal cinema!
Elizabeth Olsen è invece la giovane protagonista (classe 1989!) del notevolissimo Martha Marcy May Marlene. Con pochi film alle spalle e forse più famosa per essere la sorella minore delle insopportabili gemelle Mary-Kate e Ashley, con questa prova d'attrice ha lasciato tutti di stucco e ha ampliamente dimostrato di avere un gran talento (è pure bellissima, ce le ha proprio tutte!). 
Martha è una ventenne in fuga: ha appena lasciato una fattoria dove ha vissuto due anni in una setta di pericolosi fanatici new-age capitanati dall'inquietante Patrick. Si rifugia dall'unica famiglia che le resta: la sorella maggiore Lucy, che la accoglie in una grande casa sul lago dove sta trascorrendo le vacanze con il marito Ted. Lucy è felice di rivederla e pronta a qualsiasi cosa pur di ricostruire il loro rapporto dopo due anni di totale assenza, ma le cose non sono così semplici. Traumatizzata da quanto ha visto e vissuto nella fattoria, incapace di esprimere a voce le sue paure e i suoi drammi, Martha è una specie di enigma vivente. Apatica, incostante, strana, taciturna, il suo malessere si propaga in breve tempo alla coppia, che è invece alla ricerca (parecchio forzata, per altro) di una presunta vita perfetta: bel lavoro + bella casa + desiderio di mettere su famiglia. Prigioniera della sua stessa confusione, Martha si rende conto di dover affrontare il suo passato, per quanto doloroso esso sia.
Non era per niente facile essere credibili in questo ruolo tutto fatto di non detto, non espresso, non spiegato. La Olsen fa vivere lo stato di confusione perenne di Martha, in bilico tra l'accettabile presente e il difficile passato, attraverso semplici sguardi, gesti, oscillazioni. E' un personaggio non simpatico, anzi, è spesso al limite dell'insopportabile. In più scene si avrebbe voglia di andare lì e scuoterla, talmente la sua apatia è raggelante e indisponente. Del resto, è questa la forza del film, far capire quanto possa essere sottile il discrimine tra fascinazione e repulsione, tra identità e identificazione. La Olsen attraversa il film con questa specie di magnetismo costante, ed è sempre misurata, composta, perfetta.
Anche il resto del cast è ottimo, devo dire, con menzione speciale a John Hawkes (di cui già ho scritto in questo blog), nel ruolo del leader della setta. 
Hawkes è un bravissimo attore indie: tenerissimo e impacciato in Me, and you, and everyone we know, spietato in Winter's Bone e pericoloso ma carismatico in questa pellicola. Si merita da anni valangate di premi, secondo me.


Insomma, la vostra Zazie pensa che siano nate due stelle.
E si sa, tanto in cielo come al cinema, di stelle non ce n'è mai abbastanza...


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