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sabato 18 giugno 2011

Beginners

Movies are like people.
Sometimes we meet somebody, and we feel a special connection to him/her. We feel like we talk the same language, we have the same thoughts, the same fears, and we can share feelings and experiences. Sometimes we go to the movies, and we find a film able to touch our souls using a common language, a similar way of imagining things, and conceiving this life. It is not every day, though. And this is why it is so special when it happens.
Yesterday night I went to see a "movie-friend": Beginners, by American film-maker Mike Mills (who, by the way, is married to one of my favourite artists in this world, the incredibly gorgeous and talended Miranda July).
It tells the story of Oliver, a 38 years old graphic artist, who's going through a very sad moment of his life: he just lost his father, Hal. While still in mourning, he met at a party the beautiful and bizarre French actress Anna, with whom he fell in love. Oliver's head is plenty of memories of his father and mother (who died 5 years before his dad). After his mum died, Hal, at the age of 75, made his coming out, declaring he’s been gay his whole life. Oliver witnesses his father's new life with a mixture of joy and disbelief: Hal has a younger boy-friend, an intense social life, he's surrounded by new friends and supports many activities related to the gay cause. For Oliver, who was used to see him as a quite and sad man, this is a revelation. Few years afterwards, though, Hal finds out to have a cancer stage 4 and he soon dies. Oliver is left with a lovely (and talking!) dog, Arthur, a big and empty house, and the desire - for the very first time in his life - to have a happy and possibly lasting relationship.
When I read that this was the real story of Mills, I wasn’t surprised at all. This movie has a very particular and personal touch, which permeates every scene and influences its style and its pitch. The film-maker achieves here to create something quite rare on screen: to talk about really heavy stuff (illness, death, wrong marriages, sexual identity, depression, difficulties inside families and difficulties in relationships) in an incredibly light, funny and intelligent way. We instantly feel close to Oliver’s character and his sad but amusing attitude towards life: the introduction of his house to Arthur, his dad’s dog, is one of the most surreal scenes ever. Oliver seems constantly amazed by what human existence is able to offer, in the bad and in the good sense, and isn’t this what we all experience every day?
Mills has been blessed by the most wonderful cast: Ewan MacGregor is like the good wine, the older the better, and at each new movie demonstrates there is no limit to the range of roles he can (incredibly well) play. Sweet, shy and irresistible as the gay partner of Jim Carrey in I love you, Phillip Morris, lost and scared in the Polanski’s masterpiece The Ghost Writer and the king of subtlety in this one: he is always more than perfect, never overacting, with a glimpse of Jacques Tati in his manner and his look. Mélanie Laurent, after her exploit in Inglorious Basterds by Tarantino, proves to make the right choices for her international career and she is simply lovely in this movie, while Christopher Plummer, as Hal, is simply to die for. What a great, fantastic, amazing actor he is. Born in Toronto in 1929, Plummer has been a stage actor more than a screen actor, but every time I see him in a film I wonder why he is not more famous than he is. For this role, I hope he will be covered with prizes. But it is impossible not to mention another important actor: Arthur, the dog. More human than a human being, thanks to the subtitles he even has a voice (but he admits to know not more than 150 words!). The dialogues between him and Oliver are so cute that you just want to have the same at home.
 
Beginners leaves you with the nice feeling that it is never too late to start a new life. We maybe need to be brave (and crazy) enough to face the challenges that life is imposing on us. Anything can help: a sad event, the right person, a talking dog, a blog.
Just never forget: life is what you make of it! 

martedì 13 ottobre 2009

Ciak, si gira!














E’ da quando ho l’età della ragione che mi pongo ad intervalli regolari questa fondamentale domanda: Cos’è meglio, il cinema o la vita?
La risposta cambia a seconda del momento, ma se dovessi mettere in fila tutte le volte che nella mia testa ho scelto l’opzione n° 1, non c’è dubbio, i film sbaraglierebbero l’esistenza umana.
Assistere alle riprese di un film, piuttosto banalmente, è il mio sogno più grande, se poi qualcuno dovesse chiedermi anche solo di passare davanti alla macchina da presa e fare ciao con la manina, allora lì si sentirebbero pure le campane suonare a festa.
Ancora non mi è mai capitato, purtroppo, però qualche mese fa ho trovato un A4 nella mia casella postale, in cui una società di produzione cinematografica avvertiva me e tutto il vicinato che avrebbero girato un film nella nostra strada.
Abito a Montmartre, un quartiere in cui non puoi fare un passo senza che ti capiti di sentirti la Amélie Poulain de noantri: il caffé dietro casa è quello di Amélie, il negozio di frutta&verdura pure. Insomma è un po’ come stare in un film ogni giorno. Ma che te ne girino uno sotto casa è tutto un altro paio di maniche. Il foglio diceva: La Légende Films ha il piacere di informarvi che sta preparando un lungometraggio dal titolo La Rafle (La Retata), della regista Roselyne Bosch. Interpreti principali: Gad El Maleh, Emmanuelle Seignier (la moglie di Polanski) e Mélanie Laurent (quella che ha fatto anche Inglorious Basterds di Tarantino). Il film racconta la retata di Vel d'Hiv, arresto in massa di ebrei avvenuto a Parigi nel Luglio 1942 e più precisamente il destino di una famiglia ebrea che abita a Montmartre.
Insomma, la notizia mi aveva esaltato. L'avviso era arrivato parecchio tempo prima dell’inizio delle riprese e così, il giorno in cui sono tornata a casa e all’improvviso, entrando nella mia via, mi sono ritrovata nella Parigi degli anni ’40, per un attimo ho pensato di avere le allucinazioni.
Incredibile! La mattina era il 2009, la sera il 1942. I muri, le insegne, gli oggetti per strada, tutto era stato modificato in maniera radicale. Il film lo stavano girando in una bellissima corte interna a due numeri da casa mia, e appena dietro il mio portone di ingresso avevano costruito una barriera di legno alta quanto gli edifici. Avevamo un finto hotel, un finto negozio che vendeva legno, carbone, vini e liquori, un finto ciabattino, un finto ebanista, un finto aggiustatore di biciclette, una finta impresa di linoleum e una finta impresa idraulica.
Sui muri, avvisi scritti in francese/tedesco e vecchie pubblicità strappate con la scritta: Faites confiance au soldat allemand (abbiate fiducia nel soldato tedesco).
Tutti quelli che cercavano di passare attraverso il set venivano fermati: dove state andando? La prima volta ho risposto timidamente: abito al 44, devo fare il giro dall’altra parte? No, no, prego, può passare da qui. Nei giorni successivi, mi riconoscevano: lasciate passare, la signorina abita qui (grazie per il signorina, bel giovane!). Fuori dalla mia porta di solito veniva allestito il banchetto delle vivande. Una sera c’erano dei finti militari che si mangiavano una zuppa. Mi sembrava di stare in guerra, mi veniva voglia di solidarizzare.
Alla fine, mi ero così abituata a vivere negli anni ’40 e a salutare la gente della troupe, che quando un giorno sono rientrata e avevano tolto tutto, dalla sera alla mattina come quando lo avevano creato, ci sono rimasta malissimo. La strada mi sembrava talmente triste, senza il décor cinematografico.
Era ritornata la solita via. E la solita vita.
Ancora oggi, a ricordo di quei venti giorni di riprese, ad uno degli edifici hanno lasciato l’insegna Bois et Charbons, Vins & Liqueurs. Credo sia stato il proprietario dell'ufficio, a chiederlo, e gliene sono grata, perché è un piccolo segno di cinema rimasto sulla strada.
E ogni volta che ci passo davanti mi viene nostalgia delle riprese, e di quando la vita sembrava un film.
Ed era molto, molto più bella.

domenica 4 ottobre 2009

C'est la Rentrée! - 2° Film


Allora, inizio subito con l'ammettere la colpa: NON sono una grande fan di Quentin TarantinoNON penso che Pulp Fiction sia il più bel film degli ultimi 15 anni, NON mi sta neanche particolarmente simpatico lui.
Ecco, così almeno le cose sono chiare. Ho visto però tutti i suoi film importanti, tranne Reservoir Dogs (non ce l'ho fatta, troppo violento per i miei gusti).
Fatta questa premessa, posso passare agli aspetti positivi della vicenda: Tarantino è un ottimo regista, basta anche una sola scena, quasi una qualsiasi, per capire che ha mangiato pane e cinema da quando era bambino, i suoi film sono sempre intelligenti e divertenti, e per me ha partorito un vero gioiello, che è Jackie Brown
 Il suo ultimo film, Inglourious Basterds, è un concentrato degli aspetti positivi e negativi del suo cinema. Ma veniamo alla trama. Nella Parigi occupata dalle truppe di Hitler, un gruppo di soldati ebrei-americani, The Basterds, sta diventando famoso con un particolare modus operandi: uccidere e fare lo scalpo a tutti i nazisti che cadono nelle loro imboscate. Quando si presenta l'occasione di preparare un attentato alle più alte cariche del Terzo Reich di passaggio nella capitale francese (per l'anteprima di un film su un cecchino tedesco che ha ucciso più di 300 uomini da solo), i Basterds si alleano agli inglesi e cercano di portare a termine la loro più importante missione. Nel farlo, incrociano il destino di una ragazza ebrea, Shosanna Dreyfus, la cui famiglia è stata sterminata dal colonnello tedesco Hans Landa. Shosanna è la proprietaria del cinema in cui i nazisti assisteranno alla proiezione del film, ma quello che i Basterds non sanno è che anche lei sta cercando di portare a termine la sua personale vendetta.
Negli anni, ho imparato a capire quali sono i film che io considero veramente grandi, dal numero di ore in cui mi rimangono in testa. Più tempo passa, meglio è. Ci sono film a cui ho continuato a pensare dopo giorni, settimane, persino anni. Immagini che si ripresentano costanti, stralci di dialogo, una luce particolare, un'atmosfera unica. Tutto questo è molto personale, ovvio. Molti di questi film non sono nemmeno considerati rilevanti nella storia del cinema, altri sì, ma a questo criterio ci sono affezionata.
Ecco, gli ultimi film di Tarantino mi sono rimasti in testa giusto un paio d'ore. Mi divertono, mentre li guardo, non mi annoio, anzi, tutt'altro, però una volta finiti, PUF!, spariti. 
Spesso sono ammirata di fronte alla maestria di Tarantino nel girare. Qui ci sono due piccoli capolavori: la sequenza iniziale, l'uccisione della famiglia Dreyfus da parte di Landa, e una lunga, estenuante scena di dialogo tra ufficiali tedeschi all'interno della sala di un ristorante più o meno a metà film. La tensione sale a poco a poco, Tarantino la spinge sino al parossismo, quando nessuno ce la fa più, né i protagonisti né gli spettatori, e infine lascia che l'inevitabile accada, in un'esplosione visiva ed emotiva. La violenza è proprio uno degli aspetti del cinema di Tarantino per me più difficili da digerire. 
Ho sempre letto nelle critiche ai suoi film che l'elemento ironico applicato alla violenza è quello rende interessanti tutti i suoi morti ammazzati. Che lo salva dalla trappola della violenza fine a se stessa, dal farne l'apologia. Sarà, ma a me questa cosa non ha mai convinto. E quando sento il pubblico sganasciarsi dalle risate di fronte a cervelli spappolati sui finestrini delle macchine o ad una testa fatta saltare con una mazza da baseball, a me viene un po' paura.
L'altro grande difetto di Tarantino è che è bravo, lo sa, e ce lo vuole dimostrare, a tutti i costi. Insomma, l'understatement non è proprio il suo forte. Basta aver letto un paio di interviste con lui per averne conferma, ancora peggio quando lo si sente parlare. Tarantino gigioneggia, lo adora, non riesce proprio a farne a meno.
Peccato, perché quando smette di fare il primo della classe, quando si lascia prendere la mano più dalla storia, e meno dai mezzi a sua disposizione per épater le bourgeois, è capace di grandi cose. Jackie Brown, ad esempio, contiene tutti gli elementi di un film di Tarantino, è solo più sobrio, meno squillato. Ed è grandioso.
Una parola sugli attori. 
Su Brad Pitt ho veramente poco da dire. Penso che sia l'attore meno dotato della sua generazione, la sua mancanza assoluta di talento e di carisma è imbarazzante. E' arrivato dove è arrivato solo perché ha un bel fisico e una bella faccia. Punto. L'unica parte che gli è riuscita benissimo è quella dell'idiota in Burn after reading dei fratelli Cohen (fatevi la domanda e datevi la risposta). L'attore austriaco Christoph Waltz, invece, merita tutt'altro discorso. Mai visto prima (pare abbia fatto molto teatro e molta TV dalle parti sue prima che Tarantino lo prendesse per il film), ma di talento questo signore ne ha da vendere. Perfetto nella sua ambiguità: un attimo prima è un gentleman comprensivo e un attimo dopo un feroce assassino, istrionico nel passare con estrema disinvoltura e assoluta padronanza dal tedesco all'inglese al francese all'italiano (Brad, già che ce l'hai nello stesso film impara qualcosa). 
Epperò, lo devo ammettere, anche lui rimane un po' vittima del gioco di Tarantino. Ovvero: anche lui gigioneggia. Questa parte gli piace e si vede. Questa parte gli farà vincere un premio e lo sa (e infatti ha ricevuto il premio come miglior attore all'ultimo Festival di Cannes). Per un bravo attore un film del genere è un invito a nozze. E allora, o fai parte di una categoria superiore, non-umana, come Daniel Day Lewis, e elevi il tuo ruolo a qualcosa che rasenta il sublime-quasi-folle, oppure diventi subito il grande attore che sa di essere un grande e non perde occasione di dimostrartelo. Diamo a Waltz il beneficio del dubbio e aspettiamo il suo prossimo film per giudicare. 
Nel ruolo di Shosanna, infine, troviamo l'attrice francese del momento, Mélanie Laurent. Diventata famosa con un bellissimo film, Je vais bien ne t'en fais pas di Philippe Lioret (non credo sia mai arrivato in Italia), è affascinante, brava, misteriosa, e piuttosto accorta nella scelta dei film, fino ad ora. Speriamo che continui così. 
Ah, domanda agli amici italiani in ascolto: di grazia, mi spiegate come hanno reso nella famosa versione doppiata dall'amendola di turno il fatto che Brad Pitt e altri due inglorious basterds si spaccino per degli italiani quando vanno al cinema in mezzo a tutti quei nazisti? Parlano spagnolo? O qualche altro bizzarro idioma? Vi prego, fatemi sognare!
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