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domenica 29 marzo 2020
domenica 27 novembre 2016
Mauvaise Conduite
Come sempre, mi sembra di saper leggere e capire meglio il mondo attraverso il cinema.
Non voglio insegnare niente a nessuno, non voglio pretendere di sapere cose che non so, ma i film a volte illuminano la realtà meglio di trattati sociologici, saggi politici e analisi meticolose.
Alla notizia della morte di Fidel Castro, l'altro ieri, io a una sola persona, ho pensato.
A Nestor Almendros.
Non vi dirà forse niente, questo nome, ma Almendros è stato uno dei più importanti direttori della fotografia della storia del cinema.
Era nato a Barcellona nel 1930, ma fugge dalla Spagna Franchista che sta perseguitando tutta la sua famiglia e nel 1948 si rifugia all'Havana, dove già da qualche anno vive il padre.
Entrambi credono in quegli ideali di uguaglianza e democrazia che sembrano regnare nell'isola, e continuano a crederci anche quando arriva la rivoluzione cubana di Fidel nel 1959. Almendros, che ha studiato cinema a New York e a Roma, gira addirittura dei brevi documentari pro-Castro, oltre ad alcuni cortometraggi. Ma le cose iniziano subito a non funzionare. Due dei suoi corti non vengono apprezzati da Fidel e dal suo entourage, e per Almendros le cose si mettono male, al punto che nel 1962 fugge a Parigi, dove vivrà diversi anni e inizierà la sua strabiliante carriere di direttore della fotografia per registi come Eric Rohmer e François Truffaut (se volete avere un'idea di cosa è capace di fare quest'uomo con la luce, riguardatevi Ma Nuit chez Maude di Rohmer e La Cambre Verte di Truffaut):
Nel 1978 Almendros si trasferisce a vivere negli Stati Uniti, e a Hollywood la sua carriera subirà un'ulteriore accelerazione: nel 1979 vince un premio Oscar per la fotografia di Days of Heaven di Terrence Malick, e riceve altre nominations per film come Kramer vs. Kramer (1979) di Robert Benton e Sophie's choice (1982) di Alan J. Pakula.
Nel 1984 decide di tornare dietro la macchina da presa, ed è così che nascono i due film di cui vi allego i link qui sotto, perché vorrei che li guardaste e vorrei che decideste da soli cosa pensare. Si tratta di due documentari, il primo è Conducta Impropria (la Mauvaise Conduite del mio titolo), sulla persecuzione contro i gay da parte del regime cubano, e il secondo, del 1987, è Nadie Escuchaba (Nobody Listened), sulla sistematica violazione dei diritti umani perpetrata dal regime cubano che nessuno sembra aver visto né sentito.
Io non vi dico altro, guardate i film e poi pensateci su. Mi dispiace, la qualità dell'immagine è quella che è, ma in questo caso non importa. Sono le parole, che contano.
Almendros è morto di AIDS nel 1992.
Se fosse ancora vivo, una cosa è certa: sulla sua pagina Facebook, oggi, non avrebbe mai sostituito la sua profile pic con un'immagine di Fidel.
Dopo aver visto i suoi film, forse, non lo farete neanche voi. Almeno lo spero.
Hasta il cinema, siempre! (la victoria, tenetevela pure voi).
Non voglio insegnare niente a nessuno, non voglio pretendere di sapere cose che non so, ma i film a volte illuminano la realtà meglio di trattati sociologici, saggi politici e analisi meticolose.
Alla notizia della morte di Fidel Castro, l'altro ieri, io a una sola persona, ho pensato.
A Nestor Almendros.
Non vi dirà forse niente, questo nome, ma Almendros è stato uno dei più importanti direttori della fotografia della storia del cinema.
Era nato a Barcellona nel 1930, ma fugge dalla Spagna Franchista che sta perseguitando tutta la sua famiglia e nel 1948 si rifugia all'Havana, dove già da qualche anno vive il padre.
Entrambi credono in quegli ideali di uguaglianza e democrazia che sembrano regnare nell'isola, e continuano a crederci anche quando arriva la rivoluzione cubana di Fidel nel 1959. Almendros, che ha studiato cinema a New York e a Roma, gira addirittura dei brevi documentari pro-Castro, oltre ad alcuni cortometraggi. Ma le cose iniziano subito a non funzionare. Due dei suoi corti non vengono apprezzati da Fidel e dal suo entourage, e per Almendros le cose si mettono male, al punto che nel 1962 fugge a Parigi, dove vivrà diversi anni e inizierà la sua strabiliante carriere di direttore della fotografia per registi come Eric Rohmer e François Truffaut (se volete avere un'idea di cosa è capace di fare quest'uomo con la luce, riguardatevi Ma Nuit chez Maude di Rohmer e La Cambre Verte di Truffaut):
Nel 1978 Almendros si trasferisce a vivere negli Stati Uniti, e a Hollywood la sua carriera subirà un'ulteriore accelerazione: nel 1979 vince un premio Oscar per la fotografia di Days of Heaven di Terrence Malick, e riceve altre nominations per film come Kramer vs. Kramer (1979) di Robert Benton e Sophie's choice (1982) di Alan J. Pakula.
Nel 1984 decide di tornare dietro la macchina da presa, ed è così che nascono i due film di cui vi allego i link qui sotto, perché vorrei che li guardaste e vorrei che decideste da soli cosa pensare. Si tratta di due documentari, il primo è Conducta Impropria (la Mauvaise Conduite del mio titolo), sulla persecuzione contro i gay da parte del regime cubano, e il secondo, del 1987, è Nadie Escuchaba (Nobody Listened), sulla sistematica violazione dei diritti umani perpetrata dal regime cubano che nessuno sembra aver visto né sentito.
Io non vi dico altro, guardate i film e poi pensateci su. Mi dispiace, la qualità dell'immagine è quella che è, ma in questo caso non importa. Sono le parole, che contano.
Almendros è morto di AIDS nel 1992.
Se fosse ancora vivo, una cosa è certa: sulla sua pagina Facebook, oggi, non avrebbe mai sostituito la sua profile pic con un'immagine di Fidel.
Dopo aver visto i suoi film, forse, non lo farete neanche voi. Almeno lo spero.
Hasta il cinema, siempre! (la victoria, tenetevela pure voi).
giovedì 15 ottobre 2015
Festa del Cinema di Roma
Dopo quello di Cannes, la vostra Zazie ci ha preso gusto, con i Festival.
E così domani, un po' è lavoro, un po' è svago e voglia di passare qualche giorno in compagnia di amici e di film, me ne vado in Italia per una nuova avventura, quella della FESTA DEL CINEMA DI ROMA.
Tutti i miei auguri ad Antonio Monda, che è il nuovo direttore artistico del Festival.
Io e Antonio in fatto di cinema abbiamo gusti opposti, lui sta a Francis Ford Coppola come io sto a Eric Rohmer, però nel 2009 mi ha fatto conoscere Jeremy Irons (per non parlare di tutti gli altri, l'elenco sarebbe troppo lungo...), e allora gli perdono qualsiasi cosa.
Perché per me non è un uomo, è un Santo!
Daje, Antonio, vedrai che sarà bellissimo...
E così domani, un po' è lavoro, un po' è svago e voglia di passare qualche giorno in compagnia di amici e di film, me ne vado in Italia per una nuova avventura, quella della FESTA DEL CINEMA DI ROMA.
Tutti i miei auguri ad Antonio Monda, che è il nuovo direttore artistico del Festival.
Io e Antonio in fatto di cinema abbiamo gusti opposti, lui sta a Francis Ford Coppola come io sto a Eric Rohmer, però nel 2009 mi ha fatto conoscere Jeremy Irons (per non parlare di tutti gli altri, l'elenco sarebbe troppo lungo...), e allora gli perdono qualsiasi cosa.
Perché per me non è un uomo, è un Santo!
Daje, Antonio, vedrai che sarà bellissimo...
giovedì 23 luglio 2015
Summer Movies
Summer is never considered a good time for movies: who wants to hide in the darkness of a cinema when outside the sun is shining and you can have a cocktail lying down on a deck chair?
Well, I do. I like to go to the movies anytime, all year long. Sunny, rainy, snowy days, any day is perfect for a good film.
In case you have the chance to live in Paris and you want to relax and enjoy a couple of hours comfortably seated in a fresh spot (air conditioning, anybody?), here are Zazie’s suggestions for the best movies in town:
Kapadia had access to unseen archive footage of Winehouse (even from her teenage years), coming from friend and first producer Nick Shymansky. The parabola of the singer is clearly shown and it is easy to understand that behind her craving for love there was a lack of the same thing when she was child (thanks, mum and dad!). But the worst influence of all has been the one of her husband, Blake Fielder-Civil, a real piece of shit. He is the one who introduced her to drogues such as cocaine, crack and heroine (thanks, honey!), not to mention all the rest. To witness the inability of Amy Winehouse to take care of herself and to sink into depression and any kind of addiction is painful and unbearable. And it is heart breaking to hear her incredible voice and to understand what she could have done with it if only things had turned out differently.
What a shame.
If you are an Eric Rohmer’s fan or if you love movies where there is no much going on (I personally adore them), this is the summer flick for you.
Written and directed by Maya Forbes, the film is autobiographical and infinitely touching. Forbes relates her childhood and teenage years spent in Boston with a manic-depressive/bipolar father who was taking care of her and her younger sister while their mother was studying and working in NY trying to provide a better future for her daughters. Cameron, the father, is as crazy as irresistible. He tries his best but life with him is a rollercoaster, both practical and emotional, where big crises mix with moments of bliss. Basically: it’s a mess, but a beautiful one.
I have to admit that I went to see this movie for one particular reason: Mark Ruffalo. I always loved this actor but since I am following him on Facebook, I’m just crazy about him. He genuinely looks like a fabulous human being and every time he is posting something I feel the urge to forward it to the world!
His performance is astonishing here, but also the rest of the cast is very good: Zoe Saldana as the mother and the two adorable young actresses Imogene Wolodarsky (who is Forbes’s real daughter… hello Mr. Freud!), and Ashley Aufderheide.
Please don't miss this tender thing!
If you like Woody Allen, you’ll probably love the new Baumbach’s movie.
Well, I do. I like to go to the movies anytime, all year long. Sunny, rainy, snowy days, any day is perfect for a good film.
In case you have the chance to live in Paris and you want to relax and enjoy a couple of hours comfortably seated in a fresh spot (air conditioning, anybody?), here are Zazie’s suggestions for the best movies in town:
AMY by ASIF KAPADIA (UK)
If you are an Amy Winehouse fan, you probably don’t want to miss this documentary on her life and (tragic) death.
The film-maker received a worldwide praise for his biopic on another famous figure, the Formula One pilot Ayrton Senna, and now he has pointed his camera towards this outstanding artist, victim of her own fame and self-destructive nature. Kapadia had access to unseen archive footage of Winehouse (even from her teenage years), coming from friend and first producer Nick Shymansky. The parabola of the singer is clearly shown and it is easy to understand that behind her craving for love there was a lack of the same thing when she was child (thanks, mum and dad!). But the worst influence of all has been the one of her husband, Blake Fielder-Civil, a real piece of shit. He is the one who introduced her to drogues such as cocaine, crack and heroine (thanks, honey!), not to mention all the rest. To witness the inability of Amy Winehouse to take care of herself and to sink into depression and any kind of addiction is painful and unbearable. And it is heart breaking to hear her incredible voice and to understand what she could have done with it if only things had turned out differently.
What a shame.
HILL OF FREEDOM by HONG SANG-SOO (KOREA)
Kwon comes back to Seoul after a period of illness recovery in the mountains, and she finds a bunch of letters from a Japanese guy, Mori, waiting for her. The two had a short affair a while before and Mori, who is in love with Kwon, has decided to surprise her and to visit her from Tokyo without any notice. Since Kwon is not there, Mori spends his days writing letters seated in a café, the Hill of Freedom. In the meantime, he gets to know people who live around Kwon’s place: the waitress of the café and the guests of the small bed & breakfast where he is staying. Will the couple be able to get together?
This is one of the sweetest movies I have ever seen in my life, and God knows if we need a bit more of tenderness and kindness in this world. The way the story is told (Kwon has dropped the letters in the stairs so she is reading them in a random sequence), the way the characters speak (in the most elementary English, since the Korean characters don’t speak Japanese and Mori doesn’t speak Korean), the funny and delicate dialogues, make Hill of Freedom an irresistible and incredibly poetic feel-good movie.
Zazie is crazy about it!
This is one of the sweetest movies I have ever seen in my life, and God knows if we need a bit more of tenderness and kindness in this world. The way the story is told (Kwon has dropped the letters in the stairs so she is reading them in a random sequence), the way the characters speak (in the most elementary English, since the Korean characters don’t speak Japanese and Mori doesn’t speak Korean), the funny and delicate dialogues, make Hill of Freedom an irresistible and incredibly poetic feel-good movie.
Zazie is crazy about it!
INFINITELY POLAR BEAR by MAYA FORBES (US)
If you love tenderness, then there is another movie you don’t want to miss: Infinitely Polar Bear. Written and directed by Maya Forbes, the film is autobiographical and infinitely touching. Forbes relates her childhood and teenage years spent in Boston with a manic-depressive/bipolar father who was taking care of her and her younger sister while their mother was studying and working in NY trying to provide a better future for her daughters. Cameron, the father, is as crazy as irresistible. He tries his best but life with him is a rollercoaster, both practical and emotional, where big crises mix with moments of bliss. Basically: it’s a mess, but a beautiful one.
I have to admit that I went to see this movie for one particular reason: Mark Ruffalo. I always loved this actor but since I am following him on Facebook, I’m just crazy about him. He genuinely looks like a fabulous human being and every time he is posting something I feel the urge to forward it to the world!
His performance is astonishing here, but also the rest of the cast is very good: Zoe Saldana as the mother and the two adorable young actresses Imogene Wolodarsky (who is Forbes’s real daughter… hello Mr. Freud!), and Ashley Aufderheide.
Please don't miss this tender thing!
LA ISLA MINIMA by ALBERTO RODRIGUEZ (SPAIN)
If you loved True Detective – Season 1, you’re going to adore La Isla Minima by Alberto Rodriguez.
Set in 1980 in the marshlands of Andalucia (filmed as if it was Louisiana), the movie tells the story of two detectives, very different in age and style, who are called from Madrid to inquiry the disappearance of two girls. When the girls are found raped and killed, the investigation turns from complicated to grim.
Superbly filmed, this perfect film noir has been last year’s big hit in its own country (winner of 10 Goya prizes, the Spanish Oscars). The sticky atmosphere, the contrast between the older detective (who used to work for Franco’s militia) and the idealist younger one, the sense of oppression mixed with the difficulties of a country that is trying to switch from a dictatorship to a democracy are the juicy elements of this story.
The actors playing the two detectives are absolutely amazing: Javier Gutierrez and Raul Arevalo (if you think you already saw his face the answer is yes: he was one of the three dancing stewards in Almodovar's Los Amantes Pasajeros).
A seasonal must-see!
Superbly filmed, this perfect film noir has been last year’s big hit in its own country (winner of 10 Goya prizes, the Spanish Oscars). The sticky atmosphere, the contrast between the older detective (who used to work for Franco’s militia) and the idealist younger one, the sense of oppression mixed with the difficulties of a country that is trying to switch from a dictatorship to a democracy are the juicy elements of this story.
The actors playing the two detectives are absolutely amazing: Javier Gutierrez and Raul Arevalo (if you think you already saw his face the answer is yes: he was one of the three dancing stewards in Almodovar's Los Amantes Pasajeros).
A seasonal must-see!
WHILE WE'RE YOUNG by NOAH BAUMBACH (US)
Cornelia and Josh are a married couple in their 40something, without kids, very wealthy and working in the documentary field (he’s a documentarian, she’s a producer). They met by chance a married couple in their 20something, Jamie and Darby, and they become friends. Jamie wishes to be a documentarian too and he declares to be a super fan of Josh’s work. Very impressed by the young couple’s life-style, Josh and Cornelia start to slightly change their own way of being. This is going to have consequences, of course.
I have to confess I was a bit disappointed by this movie, since I was so crazy about Frances Ha, Baumbach’s previous film. I think the screenplay has evident flaws: there is something missing here, as if the film-maker wasn’t completely sure of what he was trying to say. Pity, because it is an enjoyable movie, with some great ideas and some incredibly funny moments (the meeting with the guru that makes you puke your demons was my favourite one!). And the cast is super good.
So, even if it is not perfect, it’s still a very good Summer Movie. Go for it!
I have to confess I was a bit disappointed by this movie, since I was so crazy about Frances Ha, Baumbach’s previous film. I think the screenplay has evident flaws: there is something missing here, as if the film-maker wasn’t completely sure of what he was trying to say. Pity, because it is an enjoyable movie, with some great ideas and some incredibly funny moments (the meeting with the guru that makes you puke your demons was my favourite one!). And the cast is super good.
So, even if it is not perfect, it’s still a very good Summer Movie. Go for it!
sabato 27 dicembre 2014
Winter Films
While I am writing this post, the snow is falling outside the window.
It is always amazing to watch big snowflakes transforming your usual view into something completely new and unreal. For few hours, the world is a giant, immaculate and silent place.
It is fascinating for children as well as for adults.
Movies, of course, have very often exploited the incredible potential of white "laplands" on screen, and Zazie has decided to give out a short list of her favourite winter films.
Let it snow, let it snow, let it snow!
8. Smilla's Sense of Snow by Bille August (1997)
Ok, I admit it: I don't consider this film particularly good. But when in the middle of a snow storm you are home and in your kitchen appears a man like this (black turtleneck sweater and Irish accent included), the only thing you can dream of is that you'll be obliged by the storm to stay home with him for the rest of your life. Amen!
Gabriel Byrne For Ever...
7. The Ice Storm by Ang Lee (1997)
6. Let the right one in by Tomas Alfredson (2008)
Forget about all the movies you've seen on vampires.
In this superbly filmed and very weird Swedish horror movie, the relationship between a shy and bullied 12 years old guy, Oskar, and his new neighbor Eli, a strange and androgyne creature who feels livelier at night, it is so intriguing that you can't get enough of it.
Watch out, though, there's a lot of red on the white snow!
There is also an American remake of the movie (Let me in, 2010). I didn't see it but I seriously doubt it could be as good as this one.
5. Frozen River by Courtney Hunt (2008)
Disgusted by the syrupy Xmas movies the TV is showing since last week?
No worries, here's the anti-Xmas film par excellence! Set two days before the "fatal" day, this is a desperate story about a desperate woman who, in order to find a way to survive for her and her two sons (after the husband left them taking all their savings), takes a bad decision. She will drive poor people eager to (illegally) emigrate in America from the Canadian borders through a frozen river in the Mohawk Reservation.
Oscar nomination for the incredible Melissa Leo: her Ray is the role of a lifetime.
4. Winter Sleep by Nuri Bilge Ceylan (2014)
Palme d'Or at the Cannes Film Festival 2014 and incontestably one of the best movies of this year, Winter Sleep is - as it is often the case with this Turkish film-maker - an extraordinary human experience more than a simple vision. The psychological impact of a Russian novel condensed in 3hours15minutes. The soul of a man, the good and bad of it, stretched upon your eyes in vivid and deep dialogues. Cechov, here we come!
3. Winter Light by Ingmar Bergman (1963)
No, there is no hope in this world.
God is silent and indifferent to human suffering, and in this land covered with snow not a single light comes to cheer up the poor characters of this pitiless but magnificent movie. Bergman's favorite film of his own career is a vision you can hardly forget.
His snow is the chilliest one of all.
If you dare to, you can complete this vision with the other two movies of the "Silence of God Trilogy": Through a Glass Darkly and The Silence. Good luck!
2. All that Heaven Allows by Douglas Sirk (1955)
American film-maker Douglas Sirk elevated the concept of mélo to a completely new and outstanding level (not to mention the fabulous dresses her actresses used to wear in his movies!).
In his masterpiece, a still young and beautiful widow falls in love with her gardner. For the profoundly hypocrite American society of the time (mid-'50s) this is totally unacceptable. The two will have to suffer and go through a lot before love could reign.
In the meantime, Sirk's unbelievable use of colours and his witty and superbly crafted dialogues do the trick...
... and the house where Rock Hudson lives is simply to die for!
1 . Ma Nuit chez Maud by Eric Rohmer (1969)
Eric Rohmer's masterpiece and one of Zazie's favourite movies of ALL time.
Clermont-Ferrand in winter, the snow, Blaise Pascal's thoughts longly discussed in a café, an invitation to sleep over that will not end the way you expect, a brilliant conclusion of the story. And three actors in the prime of their life and career: Jean-Louis Trintignant, Françoise Fabian and Christine Barrault.
After this movie, to be under a blanket watching the snow outside, will never be the same.
Eric, we miss you!
It is always amazing to watch big snowflakes transforming your usual view into something completely new and unreal. For few hours, the world is a giant, immaculate and silent place.
It is fascinating for children as well as for adults.
Movies, of course, have very often exploited the incredible potential of white "laplands" on screen, and Zazie has decided to give out a short list of her favourite winter films.
Let it snow, let it snow, let it snow!
8. Smilla's Sense of Snow by Bille August (1997)
Ok, I admit it: I don't consider this film particularly good. But when in the middle of a snow storm you are home and in your kitchen appears a man like this (black turtleneck sweater and Irish accent included), the only thing you can dream of is that you'll be obliged by the storm to stay home with him for the rest of your life. Amen!
7. The Ice Storm by Ang Lee (1997)
Winner of the award for Best Screenplay at the Cannes Film Festival 1997, this movie is a little gem by always interesting director Ang Lee. Set in New Canaan, Connecticut, during the Thanksgiving week-end of 1973, The Ice Storm perfectly shows the confusion of an entire country through the stories of two families and their relationship. The Watergate, the sexual revolution, the hypocrisy of the society all mixed up. And a great cast too!
6. Let the right one in by Tomas Alfredson (2008)
Forget about all the movies you've seen on vampires.
In this superbly filmed and very weird Swedish horror movie, the relationship between a shy and bullied 12 years old guy, Oskar, and his new neighbor Eli, a strange and androgyne creature who feels livelier at night, it is so intriguing that you can't get enough of it.
Watch out, though, there's a lot of red on the white snow!
There is also an American remake of the movie (Let me in, 2010). I didn't see it but I seriously doubt it could be as good as this one.
5. Frozen River by Courtney Hunt (2008)
Disgusted by the syrupy Xmas movies the TV is showing since last week?
No worries, here's the anti-Xmas film par excellence! Set two days before the "fatal" day, this is a desperate story about a desperate woman who, in order to find a way to survive for her and her two sons (after the husband left them taking all their savings), takes a bad decision. She will drive poor people eager to (illegally) emigrate in America from the Canadian borders through a frozen river in the Mohawk Reservation.
Oscar nomination for the incredible Melissa Leo: her Ray is the role of a lifetime.
4. Winter Sleep by Nuri Bilge Ceylan (2014)
3. Winter Light by Ingmar Bergman (1963)
No, there is no hope in this world.
God is silent and indifferent to human suffering, and in this land covered with snow not a single light comes to cheer up the poor characters of this pitiless but magnificent movie. Bergman's favorite film of his own career is a vision you can hardly forget.
His snow is the chilliest one of all.
If you dare to, you can complete this vision with the other two movies of the "Silence of God Trilogy": Through a Glass Darkly and The Silence. Good luck!
2. All that Heaven Allows by Douglas Sirk (1955)
American film-maker Douglas Sirk elevated the concept of mélo to a completely new and outstanding level (not to mention the fabulous dresses her actresses used to wear in his movies!).
In his masterpiece, a still young and beautiful widow falls in love with her gardner. For the profoundly hypocrite American society of the time (mid-'50s) this is totally unacceptable. The two will have to suffer and go through a lot before love could reign.
In the meantime, Sirk's unbelievable use of colours and his witty and superbly crafted dialogues do the trick...
... and the house where Rock Hudson lives is simply to die for!
1 . Ma Nuit chez Maud by Eric Rohmer (1969)
Eric Rohmer's masterpiece and one of Zazie's favourite movies of ALL time.
Clermont-Ferrand in winter, the snow, Blaise Pascal's thoughts longly discussed in a café, an invitation to sleep over that will not end the way you expect, a brilliant conclusion of the story. And three actors in the prime of their life and career: Jean-Louis Trintignant, Françoise Fabian and Christine Barrault.
After this movie, to be under a blanket watching the snow outside, will never be the same.
Eric, we miss you!
martedì 17 luglio 2012
Sous le soleil (exactement)
Lo so, amici italiani, voi state morendo di caldo, cuocete sotto il sole, non avete un filo di vento, invocate la pioggia e il calo delle temperature. Ma noi, qui, da metà Francia in su e nel resto del Nord Europa, da MESI non sappiamo che cosa sia, il sole. Non abbiamo mai tolto il piumino invernale dal letto, non abbiamo mai potuto uscire di casa senza un impermeabile, una giacca, un ombrello, e saremmo pronti a dare dei soldi pur di sentire un po’ di caldo nelle nostre ossa.
Nel disperato tentativo di trovare l’estate in questa fredda stagione parigina, a Zazie è venuto in mente di cercare conforto in una manciata di film in cui il sole regna sovrano.
Sous le soleil, exactement!
Sommaren med Monika
(Ingrid Bergman, 1953)
La storia d’amore tra due giovanissimi, Harry e Monika, l’estate su una selvaggia isola svedese, la sensualità ardente di Arriet Andersson: Bergman ci regala uno dei suoi capolavori più luminosi e intensi (e anche un nudo che all’epoca fece scandalo, soprattutto in America). Un film famoso per aver fatto innamorare della Andersson tutte le teste calde della Nouvelle Vague. Non a caso, nei 400 Coups di Truffaut, il giovane Doinel ruba in un cinema di Parigi l’affiche con la foto dell'attrice.
Plein Soleil
(René Clément, 1960)
Se il nome Mr. Ripley vi suona familiare, sappiate che il romanzo di Patricia Highsmith, prima di essere portato sullo schermo nel 1999 da Anthony Minghella con Jude Law e Matt Damon, è stato uno straordinario film di René Clément con due attori magnifici e sensuali: Alain Delon e Maurice Ronet. Come è noto, la trama lascia molto spazio all’ombra, ma il lato oscuro è relegato all’interno degli esseri umani, mentre fuori tutto risplende sotto il sole accecante del Mediterraneo. La musica di Nino Rota e la fotografia di Henri Decae, perfette, completano il già ricco programma.
I film estivi di Eric Rohmer
Non esiste al mondo un regista più estivo del mio adorato Eric Rohmer. Moltissimi dei suoi film sono ambientati in questa stagione, al punto che c’è il vero e proprio imbarazzo della scelta, ma avendo voglia di mettersi comodi su una sdraio vista mare, ecco quali io avrei preferito per voi:
Pauline à la Plage (1983)
La quindicenne Pauline parte con la zia Marion per una vacanza sulle coste dell’Atlantico e scopre le prime gioie e i primi dolori dell’amore. Dialoghi fiume sulla spiaggia, spontaneità assoluta, e una visione sempre lucida sulla complessità dell’essere umano e dei suoi sentimenti.
Le Rayon Vert (1986)
Un gioiello assoluto e uno dei film preferiti di Zazie. Delphine, una giovane segretaria parigina, viene piantata in asso dall’amica con cui doveva partire a due settimane dalle vacanze. Disperata all’idea di viaggiare da sola, Delphine decide comunque di lasciare la città. Dopo vari disastrosi tentativi, arrivata a Biarritz, finalmente Delphine fa un bell’incontro e riesce addirittura a veder esaudito un suo grande desiderio: osservare il raggio verde di cui fantasticava Jules Verne in un suo libro! Rohmer, aiutato dalla protagonista Marie Rivière, autrice con lui dei dialoghi del film, crea un personaggio adorabile (anche se ad alto mantenimento psicologico!) e ci regala un racconto leggero e pieno di speranza sul tema della solitudine e del bisogno d’amore.
Conte d’été (1996)
Alla vigilia del suo primo lavoro a Parigi, il giovane Gaspard, fresco di laurea in matematica, decide di passare le vacanze estive a Dinard, in Bretagna, a casa di una zia. Spera vagamente di poter rivedere Léna, una ragazza con la quale ha intrecciato una relazione, ma nel frattempo conosce Margot (interpretata per altro dall'attrice di Pauline à la plage), che lavora in una créperie, che a sua volta gli presenta un’amica. Gaspard, affascinato da tutte queste donne, non sa decidersi sui suoi veri sentimenti nei loro confronti.
Rohmer at his best, oserei dire, in questa girandola di parole, canzoni, sole, mare, sorrisi, baci, sguardi, e intreccio irresistibile di vacanze, vita vera, futuro, presente, sentimento amoroso, desiderio sensuale.
J'adore!
My Summer of Love
(Pawel Pawlikowski, 2004)
Piccolo film british molto interessante uscito qualche anno fa: nella campagna inglese (Yorkshire, per la precisione), durante un’estate torrida, Mona, una ragazza della working-class un po’ naive e facilmente impressionabile, incontra Tamsin, bella, ricca, spregiudicata e un tantinello cinica. Complice il calore, le vacanze, la libertà, le due ragazze scopriranno di essere attirate l’una all’altra più che da una semplice amicizia. Il film è molto intenso, intelligente nel mostrare i meccanismi del desiderio, delle differenze di classe, dei rapporti di forza tra le persone. Ha anche avuto il merito di far scoprire il talento di due bravissime attrici: Emily Blunt (nella parte di Tamsin), un’attrice che da allora ha fatto una carriera sfolgorante, e Natalie Press nel ruolo di Mona (l'attrice ha lavorato più volte con Andrea Arnold ed è stata protagonista del suo corto, Wasp, vincitore di un premio Oscar).
L’Estate di Giacomo
Nel disperato tentativo di trovare l’estate in questa fredda stagione parigina, a Zazie è venuto in mente di cercare conforto in una manciata di film in cui il sole regna sovrano.
Sous le soleil, exactement!
Sommaren med Monika
(Ingrid Bergman, 1953)
La storia d’amore tra due giovanissimi, Harry e Monika, l’estate su una selvaggia isola svedese, la sensualità ardente di Arriet Andersson: Bergman ci regala uno dei suoi capolavori più luminosi e intensi (e anche un nudo che all’epoca fece scandalo, soprattutto in America). Un film famoso per aver fatto innamorare della Andersson tutte le teste calde della Nouvelle Vague. Non a caso, nei 400 Coups di Truffaut, il giovane Doinel ruba in un cinema di Parigi l’affiche con la foto dell'attrice.
(René Clément, 1960)
Se il nome Mr. Ripley vi suona familiare, sappiate che il romanzo di Patricia Highsmith, prima di essere portato sullo schermo nel 1999 da Anthony Minghella con Jude Law e Matt Damon, è stato uno straordinario film di René Clément con due attori magnifici e sensuali: Alain Delon e Maurice Ronet. Come è noto, la trama lascia molto spazio all’ombra, ma il lato oscuro è relegato all’interno degli esseri umani, mentre fuori tutto risplende sotto il sole accecante del Mediterraneo. La musica di Nino Rota e la fotografia di Henri Decae, perfette, completano il già ricco programma.
I film estivi di Eric Rohmer
Non esiste al mondo un regista più estivo del mio adorato Eric Rohmer. Moltissimi dei suoi film sono ambientati in questa stagione, al punto che c’è il vero e proprio imbarazzo della scelta, ma avendo voglia di mettersi comodi su una sdraio vista mare, ecco quali io avrei preferito per voi:
Pauline à la Plage (1983)
La quindicenne Pauline parte con la zia Marion per una vacanza sulle coste dell’Atlantico e scopre le prime gioie e i primi dolori dell’amore. Dialoghi fiume sulla spiaggia, spontaneità assoluta, e una visione sempre lucida sulla complessità dell’essere umano e dei suoi sentimenti.
Le Rayon Vert (1986)
Un gioiello assoluto e uno dei film preferiti di Zazie. Delphine, una giovane segretaria parigina, viene piantata in asso dall’amica con cui doveva partire a due settimane dalle vacanze. Disperata all’idea di viaggiare da sola, Delphine decide comunque di lasciare la città. Dopo vari disastrosi tentativi, arrivata a Biarritz, finalmente Delphine fa un bell’incontro e riesce addirittura a veder esaudito un suo grande desiderio: osservare il raggio verde di cui fantasticava Jules Verne in un suo libro! Rohmer, aiutato dalla protagonista Marie Rivière, autrice con lui dei dialoghi del film, crea un personaggio adorabile (anche se ad alto mantenimento psicologico!) e ci regala un racconto leggero e pieno di speranza sul tema della solitudine e del bisogno d’amore.
Conte d’été (1996)
Alla vigilia del suo primo lavoro a Parigi, il giovane Gaspard, fresco di laurea in matematica, decide di passare le vacanze estive a Dinard, in Bretagna, a casa di una zia. Spera vagamente di poter rivedere Léna, una ragazza con la quale ha intrecciato una relazione, ma nel frattempo conosce Margot (interpretata per altro dall'attrice di Pauline à la plage), che lavora in una créperie, che a sua volta gli presenta un’amica. Gaspard, affascinato da tutte queste donne, non sa decidersi sui suoi veri sentimenti nei loro confronti.
Rohmer at his best, oserei dire, in questa girandola di parole, canzoni, sole, mare, sorrisi, baci, sguardi, e intreccio irresistibile di vacanze, vita vera, futuro, presente, sentimento amoroso, desiderio sensuale.
J'adore!
My Summer of Love
(Pawel Pawlikowski, 2004)
Piccolo film british molto interessante uscito qualche anno fa: nella campagna inglese (Yorkshire, per la precisione), durante un’estate torrida, Mona, una ragazza della working-class un po’ naive e facilmente impressionabile, incontra Tamsin, bella, ricca, spregiudicata e un tantinello cinica. Complice il calore, le vacanze, la libertà, le due ragazze scopriranno di essere attirate l’una all’altra più che da una semplice amicizia. Il film è molto intenso, intelligente nel mostrare i meccanismi del desiderio, delle differenze di classe, dei rapporti di forza tra le persone. Ha anche avuto il merito di far scoprire il talento di due bravissime attrici: Emily Blunt (nella parte di Tamsin), un’attrice che da allora ha fatto una carriera sfolgorante, e Natalie Press nel ruolo di Mona (l'attrice ha lavorato più volte con Andrea Arnold ed è stata protagonista del suo corto, Wasp, vincitore di un premio Oscar).
L’Estate di Giacomo
(Alessandro Comodin, 2011)
Vi parlo di questo film perché l’ho visto proprio ieri sera insieme alle mie amiche bloggers Marianna e Maëlle, seguito da un dibattito con il giovane regista Alessandro Comodin al cinema Reflets Médicis, in pieno Quartiere Latino.
Girato (su pellicola!) nel corso di un’estate in Friuli, il film mostra alcuni momenti della vita vera di Giacomo, un ragazzo sordo di 19 anni. A metà tra documentario e finzione, il film è un oggetto strano ma molto tenero, nel quale non si ha difficoltà “ad entrare”, nonostante non corrisponda a nessun canone del cinema attuale. La vita di Giacomo è molto semplice: va al fiume con Stefania, una sua amica (nonché sorella minore del regista), suona la batteria e canta canzoni strampalate, va a vedere i fuochi d’artificio, va ad una festa di paese, e passa del tempo con Barbara, la sua ragazza. Tutto per lui è nuovo, perché si è da poco fatto operare e quindi ci sente per la prima volta. Grazie alla simpatia innata di Giacomo e alla sua carica vitale, il film emana una luce soffusa e dolcissima, proprio come nella bellissima scena della passeggiata in bicicletta al tramonto di Giacomo e Stefania. Nella quale sembra di sentire, oltre che vedere, il profumo dell’estate calda e spensierata. Film sul passaggio dall'adolescenza all'età adulta, premiato a vari festival (tra cui quello di Locarno), L'estate di Giacomo è un esempio di quanto siano infinite le possibilità dell'espressione cinematografica. E siamo già curiosi di vedere cosa succederà al prossimo film di Comodin!
Vi sembrerà incredibile ma proprio oggi, dopo mesi di cieli grigi, su Parigi è di nuovo spuntato il sole e... fa caldo! E poi dicono che i film non cambiano la vita...
martedì 21 settembre 2010
The Year of Living Dangerously
Le Blog de Zazie compie un anno, miei cari lettori, e io vorrei fare un po' di festa con voi.Questo è il mio cinquantaduesimo post.
Ho recensito 32 film, un po' di tutte le nazionalità: francesi, italiani, americani, tedeschi, filippini, giapponesi, argentini, australiani, inglesi, norvegesi.
Alcuni di questi film erano nuovissimi, altri vecchi, ma avevo voglia di raccontarvi quanto mi fossero piaciuti. Ho scritto alcune stroncature, poche ma feroci (perché si è più cattivi con quelli che si amano e da cui ci si aspetta tanto), ma ho soprattutto voluto condividere con voi dei colpi di fulmini, dei film in grado di cambiare, anche di poco, anche per due minuti non fa niente, il mondo.
Vi ho ossessivamente parlato di alcuni registi (devo farvi i nomi?), ve ne ho fatti (spero) conoscere alcuni di cui tutti sembrano essersi dimenticati e io non voglio (Jean Eustache, mon amour!) e scoprire dei nuovi registi che un giorno, forse, saranno considerati dei grandi.
Vi ho parlato di incontri esaltanti con persone speciali che ero abituata a vedere su uno schermo ma che poi, da vicino, mi sono sembrate semplicemente e mirabilmente umane (tranne, lo confesso, quei venti minuti a parlare su una panchina fuori da un teatro di Londra con Jeremy Irons. Quelli, ovviamente, stanno nel campo del fantascientifico/prove tangibili dell'esistenza di un essere superiore che governa questo mondo e, detto tra noi, mi vuole molto bene).
Ma ho condiviso con voi anche momenti di grande tristezza, perché in questi mesi ho perso alcuni registi amatissimi, come Eric Rohmer e Claude Chabrol, e un'attrice molto speciale che mi ha regalato forse il momento più commovente dell'anno cinematografico, la tenerissima Mary della Bocca del Lupo.
Comunque, la cosa più incredibile che posso dirvi di questo primo anno del Blog di Zazie, è che non mi sarei mai aspettata che mi piacesse così tanto scriverlo. E che non avevo capito quante cose si possono raccontare: di se stessi, delle proprio idee, del mondo che ci circonda, semplicemente parlando di un film.
L'idea di poter dichiarare agli altri quanto io ami il cinema, lo confesso, è un piacere che non è pari a niente, nella mia vita.
O forse sì, è pari a quello di entrare in una sala buia, sedersi, ed aspettare che le immagini invadano lo schermo.
Grazie, grazie, grazie cari lettori! Et que le cinéma, règne...
Zazie
domenica 17 gennaio 2010
Momo, L'uomo che amava le donne

Rivedo ancora la scena: è l'estate del 1983, entro nella piccola sala di un cinema d'essai di Milano, e mi rendo conto che delle solite 15 file di sedie, ne restano soltanto due. Quelle in fondo. Appoggiata al muro, una motocicletta. La sala sta per chiudere per le vacanze, e si vede. Il film che sto per guardare è Pauline à la plage di Rohmer.
E' triste, penso, essere l'unica di tutta la città che abbia voglia di vedere questo film, ma allo stesso tempo questa esclusività non mi dispiace. L'idea di avere un uomo come Rohmer tutto per me... un sogno!
Che speravo non finisse mai.
Eric Rohmer, vero nome Jean-Marie Maurice Schérer, nato a Nancy nel 1920, è stato un insegnante di filosofia e uno scrittore prima di perdere completamente la testa per il cinema. Negli anni '50 si ritrova a Parigi a gestire la programmazione di un piccolo cinema del Quartiere Latino. E tutti i pomeriggi vede arrivare le stesse quattro facce: Truffaut, Godard, Chabrol e Rivette. Rohmer, che è il più anziano di tutti, prova tenerezza per questi quattro ragazzetti che si consumano la vista di fronte allo schermo, dal mattino alla sera. Fino a quando André Bazin, noto critico cinematografico, non li raccoglie tutti dalla strada (e dalle sale buie) e li obbliga a mettersi a scrivere di cinema, fondando la rivista Les Cahiers du Cinéma. E il resto è storia.
E' in quegli anni che Rohmer si sceglie il suo nome d'arte: Eric (in onore di Eric Von Stroheim) e Rohmer, come omaggio ad uno scrittore da lui amato. Gli amici però lo chiamano tutti Momo. Considerato dagli altri il più "coltivato" del gruppo, Rohmer è l'anima teorica della Nouvelle Vague. Quando, nel 1959, tutti i critici dei Cahiers passano all'azione e si mettono a fare film, lui gira il suo primo lungometraggio, Le Signe du Lion.
La sua fortuna come regista, tuttavia, inizierà qualche anno più tardi, soprattutto grazie alla creazione della sua casa di produzione cinematografica (Les Films du Losange, fondata con l'amico-regista Barbet Schroder), che fino alla fine gli darà quella libertà assoluta di cui aveva bisogno per esprimersi.
In quasi 50 anni di carriera, Rohmer ha diretto circa 25 film, dallo stile originale ed inimitabile, gioielli atemporali, pieni di vita e di parole, di riflessioni sulla giovinezza, sulla moralità, sull'amore, sul caso.
Che fosse giovane "dentro" lo ha veramente dimostrato in ogni modo, al punto che pochi anni fa, ultra ottantenne, è stato uno dei primi registi a girare un film completamente in digitale.
Rohmer è stato anche uno dei primi a utilizzare una certa "serialità" nella sua opera, dando vita a cicli di film ispirati a diversi temi: i Sei Racconti Morali, le Commedie e i Proverbi, I Racconti delle Quattro Stagioni.
Ho visto spesso la gente storcere il naso, quando dicevo che adoravo Rohmer.
La frase che mi sono sentita ripetere più spesso, è stata: Non succede mai niente nei suoi film, si vede solo gente che parla. Io era proprio questo, che adoravo, questi dialoghi meravigliosi in cui si discuteva di Pascal con la stessa leggerezza che altri registi avrebbero dedicato ad un pettegolezzo.
Rohmer era ironico, curioso, sottile, intelligente, ed estremamente sensuale. Questo è un aspetto che non sempre è stato colto, ma alcuni dei suoi film sono di una sensualità sconvolgente.
Penso al suo capolavoro assoluto, Ma Nuit Chez Maud (vi prego, vi scongiuro, uscite per il mondo e compratevi il DVD), ma anche al meraviglioso L'Amour, l'Après-midi, e soprattutto a La Marquise Von O. (considerato da alcuni il film più erotico della storia del cinema). Ispirato ad una novella di Heinrich Von Kleist, girato in tedesco antico e filmato da un mago della fotografia come Nestor Almendros, il film narra la storia della Marchesa Von O. che, vedova, si ritrova all'improvviso incinta senza essere andata a letto con nessuno. Non aspettatevi di trovare né scene di baci, né tanto meno scene di sesso, ma se volete capire cos'è l'erotismo al cinema, allora guardatevi questo film, non rimarrete delusi.
Ma quello che io trovo di gran lunga più importante, nell'opera di Rohmer, è il suo amore incondizionato per le donne. E' lui, a mio avviso, molto più di Truffaut, l'uomo che amava veramente le donne.
Le donne di Rohmer sono protagoniste assolute, e sono estremamente vere: complicate, irritanti, agitate, curiose, innamorate, misteriose, vive. Sono loro a far girare il mondo (pensate soltanto alla protagonista di Le Rayon Vert, e capirete di cosa sto parlando).
Gli uomini invece, nei suoi film, sono sempre troppo indecisi e troppo paurosi per essere capaci davvero di godersi la vita.
Come nella bellissima scena di Ma Nuit Chez Maud in cui Jean-Louis Trintignant non riesce a decidersi a fare l'amore con Françoise Fabian e quando lei se ne va dal letto irritata e lui cerca di fermarla, lei lo guarda con disprezzo e gli urla, prima di sbattergli la porta in faccia:
J'aime bien les gens qui savent ce qu'ils veulent! (Mi piacciono le persone che sanno quello che vogliono!).
Ah, Monsieur Rohmer, vous nous manquerez beaucoup...
lunedì 11 gennaio 2010
IN RICORDO DI ERIC ROHMER
A chi ci chiedeva: "Ma di cosa vivete?"
Noi amavamo rispondere: "Noi non viviamo".
La vita era lo schermo, era il cinema.
Eric Rohmer
(4 Aprile 1920 - 11 Gennaio 2010)
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